I soldi degli altri

  • Marco Sala
  • Category Tempo

Quando si parla dei soldi degli altri, allora si dice che non danno la felicità

E’ una celebre frase di Gandolin, pseudonimo utilizzato da Luigi Arnaldo Vassallo, scrittore e giornalista nato il 30 ottobre 1852 a San Remo.

Ma è vero che i soldi non danno la felicità?

Secondo la scienza no. Recenti studi hanno dimostrato come il denaro, contrariamente a quanto si pensa spesso, contribuisca in buona parte a rendere felice la nostra esistenza. Ad una condizione però, che serva a comprare del tempo libero. L’interessante ricerca è stata condotta da un team di economisti americani e canadesi, guidati da Ashley V. Whillans, della Harvard University.

Gli esperti hanno scoperto come i soldi siano in grado di “comprare la felicità”, semplicemente permettendoci di “acquistare del tempo”.

Come? Pagando qualcuno che svolga dei lavori al posto nostro, dalle pratiche burocratiche, alle pulizie di casa, passando per la cura del giardino. Curiosamente, mentre è molto in voga l’idea di aumentare la soddisfazione esistenziale compiendo esperienze piacevoli, come viaggi o feste, è molto meno popolare quella di spendere denaro per evitare esperienze spiacevoli.

Chi spende di più in “acquisto di tempo-servizi” è molto più felice di chi invece usa i soldi per comprare oggetti. A pesare di più è soprattutto lo stress provocato dall’impossibilità di svolgere alcune attività quotidiane.

La felicità degli altri misurata in indici

Che cosa determina la felicità di una persona o addirittura di un popolo intero?

Sono le relazioni, i valori, le esperienze, lo studio, l’attività artistica e creativa così come la vita spirituale.

Negli ultimi decenni siamo stati abituati a pensare che tutto abbia un prezzo, che tutto ciò che non contribuisca alla produzione di ricchezza non sia degno di nota, non sia rilevante, che il nostro tempo, la più preziosa delle risorse, sia da dedicare unicamente al lavoro e al consumo: lavoro insoddisfacente, usurante, e consumo quale valvola di sfogo per le frustrazioni accumulate al lavoro.

Si crea così un circolo vizioso di fatica consumo e rifiuti, deleterio per noi e per il nostro pianeta.

Milioni di persone sono riuscite ad uscire da questo circolo infernale e stanno riprendendo possesso della propria vita ridefinendo le proprie priorità e bisogni; perfino in alcune istituzioni nazionali e sovranazionali è condivisa l’urgenza di costruire nuovi indicatori per il benessere delle società: ad esempio:

  • L’INDICE DI SVILUPPO UMANO

realizzato nel 1990 dall’economista indiano Amartya Sen che considera oltre al PIL anche altri elementi come la speranza di vita e il livello di istruzione di un paese;

  • INDICE DI BENESSERE EQUO E SOSTENIBILE (BES)

realizzato dall’Istat insieme ai rappresentanti delle parti sociali e della società civile  con l’obiettivo di valutare il progresso di una società non soltanto dal punto di vista economico, ma anche sociale e ambientale;

  • FELICITA’ INTERNA LORDA (FIL)

è un indicatore introdotto nel 1972 dal sovrano del Bhutan per misurare, in maniera alternativa al PIL, il benessere dei propri cittadini. Il Bhutan è stato, finora, l’unico paese ad adottare questo tipo di misurazione. Basato sul principio buddista che lo sviluppo materiale debba essere seguito da uno sviluppo spirituale, il FIL si basa su quattro obiettivi fondamentali: lo sviluppo sostenibile, la promozione di valori culturali, la conservazione dell’ambiente naturale e lo sviluppo di pratiche di buon governo. Le critiche principali mosse nei confronti di questo indice si basano sulla soggettività dell’indicatore che renderebbe difficile il confronto con altri paesi.

  • HAPPY PLANET INDEX

è un progetto della New Economics Foundation (NEF) che si basa su un presupposto semplice: felicità è vivere a lungo in modo sostenibile. L’indice, quindi, è direttamente proporzionale all’aspettativa di vita e al benessere percepito e inversamente proporzionale all’impronta ecologica del paese in cui si vive. Le nazioni che sfruttano in maniera intensiva le proprie risorse sono anche quelle con i più alti livelli di povertà e disparità sociale. Per vivere in modo felice e sano, secondo la NEF, bisogna quindi seguire modelli di sviluppo sostenibile. La prima nazione in classifica? Il Costa Rica, seguito da Vietnam e Colombia.

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha lavorato per oltre dieci anni per elaborare un indice che potesse monitorare, al di là dei dati puramente economici, l’andamento della qualità di vita. La ricerca è culminata nel 2011 con un indice interattivo basato su 11 parametri che, sono fondamentali per definire il grado di benessere di un popolo, come la salute, l’educazione, la qualità dell’ambiente, la qualità del lavoro e il salario. L’indice attribuito a ogni nazione si presenta come un fiore a undici petali, uno per ogni parametro considerato. La lunghezza dei petali rappresenta il punteggio attribuito a ogni nazione mentre la larghezza l’importanza relativa di ogni singolo parametro. 

La felicità degli altri senza indici

Guardando tutti questi indici sembra che il paese più felice del mondo si trovi da qualche parte lassù, in Nord Europa. In effetti, Norvegia, Svezia, Danimarca, Finlandia e Islanda svettano da ormai dieci anni in tutte le classifiche mondiali dei paesi più beati. Sono fra i paesi più bui e freddi del mondo, per cui questi altissimi tassi di felicità devono dipendere dal tipo di società che hanno costruito.

“Un paese con le tasse al sessanta per cento e dove tutti sono felici di pagarle”, come l’Observer ha definito la Svezia. Una volta sono le prigioni norvegesi “superiori” a qualsiasi altro penitenziario del pianeta. Un’altra sono le strade svedesi, le più sicure al mondo. Questi cinque paesi possono vantare il sistema scolastico più all’avanguardia (Finlandia); un esempio di società laica, multiculturale, moderna e industriale invidiata da tutti (Svezia); una ricchezza petrolifera colossale reinvestita in cause etiche (Norvegia); la società con la parità di genere più intensiva del mondo e gli uomini più longevi (Islanda).

Ma il giornalista Michael Booth nel suo libro lo ha chiamato “The Almost Nearly Perfect People”. Un popolo quasi perfetto. Quasi, appunto. Perché a sbirciare meglio in queste società nordeuropee si scopre un quadro meno edificante. C’entrano gli indicatori di base della società.

Se questi scandinavi sono così felici, perché sono i più grandi consumatori al mondo di farmaci antidepressivi? La Finlandia ha il record di suicidi in Europa, la Svezia di volontari dell’Isis e la Norvegia di consumo di eroina, la Danimarca è in testa alle classifiche mondiali dei paesi dove “è più difficile fare amicizia”. Svezia e Danimarca sono anche i paesi in Europa dove si registra il più alto numero di aggressioni sessuali. Stoccolma è la “capitale mondiale dei single”, dove tre case su cinque hanno un solo abitante e si va da soli anche al creatore.

Gli Stati Uniti invece si collocano al vertice delle classifiche in termini di abitazione, reddito e ricchezza. Si collocano al di sopra della media in termini di stato di salute, occupazione e guadagni, istruzione e competenze, sicurezza personale, benessere soggettivo, qualità ambientale e impegno civile. Si collocano, invece, al di sotto della media OCSE in termini di equilibrio lavoro-vita privata, e relazioni sociali.

Tutto ciò mi fa pensare che, aldilà dei vari indici di felicità, ci sono parecchie nazioni che hanno molto da offrire per la felicità dei propri cittadini. Sta a noi cittadini scegliere cosa ci interessa maggiormente e io onestamente mi tengo stretta la mia cara ITALIA. L’Italiano è perennemente insoddisfatto: quando è stato chiesto di esprimere una valutazione complessiva del grado di soddisfazione per la propria vita su una scala da 0 a 10, l’italiano ha espresso una valutazione pari, in media, a 5,9. Eppure in Italia la speranza di vita è elevatissima: 85 anni per le donne e 80 anni per gli uomini. E’ ben posizionata come media in termini di reddito e ricchezza, equilibrio lavoro-vita privata, relazioni sociali e stato di salute. Abbiamo un patrimonio culturale ed artistico unico al mondo. Abbiamo il clima mediterraneo e la famosa cucina mediterranea. 

Sapete cosa vi dico? Io resto FELICE e con i giusti soldini qui in ITALIA.

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