Quanto tempo hai?

  • Marco Sala
  • Category Tempo

Qualcosa è cambiato negli ultimi anni

Adam Alter, uno psicologo della New York University, ha presentato recentemente i risultati dei suoi studi sul tempo libero in cui si mostra la suddivisione delle 24 ore della giornata media di un cittadino statunitense in tre anni diversi: il 2007, il 2015 e il 2017.

I segmenti azzurri nel corso del tempo sono rimasti invariati occupando circa due terzi della giornata-tipo e rappresentano:

  • il sonno (sleep);
  • il lavoro e il tempo dedicato al pendolarismo (work + commute);
  • la sopravvivenza, cioè cose come l’igiene personale e i pasti (survival);

I risultati della ricerca di Adam Alter

Il segmento che ha variato di molto la sua ampiezza è invece quello rosso, che rappresenta il tempo speso di fronte a uno schermo (pc o smartphone), che a sua volta influenza lo spazio rimasto per il vero e proprio tempo libero (personal).

Alter spiega che il tempo trascorso davanti agli schermi è difficile da contenere perché, a differenza di un giornale o di un libro, non raggiunge una “fine naturale” come il termine di un capitolo, ma possiamo aggiornare continuamente le notizie e continuare a perdere tempo.

Controlliamo ossessivamente le e-mail, i ”mi piace” su Instagram, i post su Facebook; ci abbuffiamo di serie TV e di video su YouTube; siamo dipendenti dal lavoro e occupiamo una media di tre ore ogni giorno con lo smartphone. La metà di noi preferirebbe rompersi un osso piuttosto che rinunciare allo smartphone, e i millennials passano così tanto tempo davanti agli schermi che faticano a interagire con gli esseri umani in carne e ossa.

Alter suggerisce di cercare di trovare dei momenti in cui liberarsi dal telefono, che si tratti di mettere il telefono da parte durante la cena o in modalità aereo durante il fine settimana, favorendo la vita sociale.

"Nomofobia" o “No-mobile-phone-fobia"

Gli esperti la chiamano «nomofobia» ed è la dipendenza da smartphone, una vera e propria realtà che non di rado sfocia in malattie vere e proprie. 

Oltre ai sintomi psicologici, addirittura, la dipendenza da smartphone può provocare problemi fisici come la sindrome «TextNeck» ossia dolori al collo e intorpidimento alla schiena fino a vere e proprie ernie dovuto alla postura sbagliata per troppo uso del cellulare.

Altri problemi sono legati alla tendinite al polso e l’abbassamento della vista, in particolar modo quando si utilizza lo smartphone per troppo tempo la sera per via della Luce Blu.

C’è poi la sindrome del pollice da smartphone ovvero dolori alla base del pollice per troppi messaggi di testo o email inviate, un problema da non sottovalutare visto che i ricercatori della «Mayo clinic Usa» pensano a che a lungo andare questa sindrome possa sfociare in artrosi

E io???

Dalla teoria alla pratica… E io quanto tempo passo davanti allo smartphone? Soffro di nomofobia?

Per dare risposta a questa domanda ho dovuto installare sul mio smartphone una nuova applicazione chiamata APP USAGE. In questo modo sono riuscito a tenere la cronologia e i tempi di utilizzo di ogni applicazione utilizzata e inizialmente ero un pochino preoccupato perché speravo di avere una media inferiore a 1 ora giornaliera.

Ho così fatto qualche ulteriore ricerca e lo psichiatra Dale Archer mi fa tranquillizzato: infatti, secondo lui, solamente l’1% della popolazione sarebbe nomofobico. Da uno studio di Harris Interactive invece, emerge come il 63% degli utenti controlli lo smartphone una volta all’ora, mentre il 9% almeno una volta ogni 5 minuti. Ero quasi salvo, ma mi sono ricordato che quando gioca la Juventus e sono fuori casa riesco a guardare lo smartphone anche ogni 10 secondi cliccando insistentemente sul tasto aggiorna. E addirittura mi chiamano “gobbo” forse vedendo in me i tipici sintomi della dindrome “TextNeck” sopra descritta.

A parte gli scherzi penso che l’importante sia non trascurare chi ci sta intorno facendo sentire protagonista il proprio smartphone. Perciò mi sono imposto poche semplici regole:

  • A tavola non si usa

Si può guardare lo smartphone mentre si guarda la TV, perché la TV è per sua natura un momento individualistico e lo si rende sociale, ma è vietato tenere il telefono sul tavolo quando si mangia. Tanto se suona lo si sente, e se arriva un messaggio si risponderà tranquillamente dopo.

  • Non scrivere e non telefonare se si sta con altre persone (parenti e amici)

Non importa chi tu sia o quale ruolo si abbia, non si può essere altrove con la testa mentre fisicamente il nostro corpo è con altre persone in quel momento trascurate. Se proprio devi rispondere a una chiamata concludi in massimo 30 secondi.

  • La vita vera è più emozionante del social network

Chi fa un uso corretto dei social network non sente il bisogno di far sapere sempre a tutti i propri contatti (sia alle persone che conoscono che a quelle che non conoscono) cosa fanno o cosa non fanno, ciò che pensano e ciò che provano. Coloro che usano i social network in modo sano sanno bene cosa voglia dire la parola intimità.

  • Disabilita le notifiche

Per il bene di tutti disabilita tutte le notifiche a parte le telefonate, WhatsApp… e i gol della Juventus.

  • Non sei il suo schiavo

Ricorda sempre che lo smartphone è un mezzo, è il tuo mezzo, il tuo strumento per rimanere in contatto con il mondo. il contatto con il mondo è il fine e lo smartphone è il mezzo. Il telefono è un oggetto che ti trasporta, e in quanto oggetto non è il tuo padrone, sei tu il suo.
E’ bello, utile, affascinante ma è un mezzo e tu sei il suo padrone. Non fare che diventi il fine e non esserne schiavo.

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